Susanna


Susanna

- Pronto, – dico con la voce che mi trema.

- Pronto, Susanna, ci sei?

- Susanna.

- Che vuoi?Chevvuoi?

- Vengo da te.

- Manco per idea.

- Aspetta!

- Che c’è ancora?

- Sei con qualcuno?

- E a te chettene frega.

- Devo parlartti.

- Non è vero, tu non mi devi parlare, tu hai solo voglia di scopare. Mi fai pena, guarda.

- Non dire così, ti devo parlare sul serio.

-…

- Susanna.

-…

-Susi.

- Che cazzo vuoii!

- Vengo, – dico, col cuore in gola. – Sto un minuto.

-…

- Solo un minuto.

- Okay, solo un minuto. Muoviti.

La casa di Susanna non è un castello.  Ha lasciato la porta aperta e mi aspetta sul divano che fronteggia l’ingresso. Sta seduta con una gamba piegata sotto il sedere, le mani a dita incrociate sul ginocchio dell’altra. Non si è pettinata. Avesse trovato, in questi tre minuti, una pancera o un paio di bigodini non avrebbe esitato a metterseli. Sarà tutta colpa tua. Se ricominciamo, sarà tutta colpa tua. E’ un avvertimento limpido, sospeso nell’aria di questa stanza come sul campo elettrostatico di uno schermo televisivo. Un avvertimento che dovrebbe paralizzarmi e mi paralizzerebbe, se adesso avvicinandomi passo dopo  passo non vedessi la pagliuzza di luce nell’iride di Susanna, tutta l’energia che i suoi occhi sparati nei miei, per minacciarmi, per avvertirmi, sviluppano quando ci guardiamo.

Mauro Covacich – Prima di sparire

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