“So di non comportarmi bene, dicendoti per lettera quanto sto per dirti. Pensavo di parlarti prima di venire qui, ma non ne ho avuto il coraggio. (…) Entrambi abbiamo già vissuto molto, o perlomeno quanto basta perchè non vi siano grandi novità, ma la verità è che è difficile guardare una persona che abbiamo desiderato, non importa per quali ragioni, e dire: “Adesso non ti desidero più”. (…) Da qualche tempo, o forse da sempre, ti vedo sfuggente, riservato, chiuso in te stesso, come se ti trovassi in mezzo ad un deserto e volessi restare in quel deserto. Non mi lamento. Non mi hai mai spinto fuori dalla tua vita, ma, benchè io non sia molto intelligente, le donne intuiscono e indovinano. Stringerti fra le braccia e sentire che tu non sei lì, l’ho sopportato fino ad un certo punto. Non ce la faccio a sopportarlo oltre. Ti chiedo di non diventare nemici. Non c’è bisogno che rimaniamo amici. Forse mi piaci ancora, ma non ne vale la pena. Che non ne valga la pena, credo, [sia] la cosa peggiore di tutte. Ci si può amare e soffrire molto per questo, ma che almeno ne valga la pena. Continua ad esserci l’amore che si prova, pur dovendo continuare a soffrire di più. Il nostro caso è diverso. La nostra relazione è stata una come tante, e finisce come si merita. Sono io che lo decido, ma so che anche tu decideresti di finirla. Nonostante tutto, mi dispiace. Tutte le cose sarebbero potute essere diverse da come sono se non mancasse loro la differenza, quella differenza tra le cose, quello che le distingue tanto. Mi accorgo che sto scrivendo troppo. Addio. Adelina.
P.s. Credo che tu debba continuare a scrivere. Scusa. Non ho il diritto di dirtelo, visto che la tua vita non mi riguarda più. Ma la tua vita, mi ha mai riguardato?”
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“Rimango sempre di stucco davanti alla libertà delle donne. Noi le vediamo come esseri subalterni, ci divertiamo alle loro futilità, le cambiamo quando ormai sono sciupate, e ognuna di loro è capace di coglierci alla sprovvista, stendendoci davanti vastissimi campi di libertà, come se sotto alla loro obbedienza, un’obbedienza che sembra cercare se stessa, costruissero le mura di un’indipendenza rude ed illimitata. Dinanzi a queste mura noi, che credevamo di sapere tutto dell’essere inferiore che a poco a poco abbiamo addomesticato o abbiamo trovato addomesticato, ci ritroviamo disarmati, inesperti e spaventati: quel cagnolino che tanto volenterosamente si rotolava per terra, sulla schiena, mostrando ilventre, d’un balzo si mette in piedi, fremente d’ira, e all’improvviso i suoi occhi ci sono estranei, occhi profondi, sfuggenti e ironicamente indifferenti. Quando i poeti romantici dicevano (o dicono ancora) che la donna è una sfinge, avevano ragione, che Dio li benedica. La donna è la sfinge, e dev’esserlo, perchè l’uomo si è impadronito di ogni conoscenza, di ogni sapere, di ogni potere. Ma tale è la fatuità dell’uomo che alla donna è bastato erigere in silenzio i muri dell’ultimo rifiuto perchè lui, sdraiato all’ombra, quasi fosse sdraiato sotto una penombra di palpabre obbedienti, potesse dire, convinto: “Non c’è niente al di là di questa parete”.
José Saramago – “Manuale di pittura e calligrafia”









salut chiara comment vas tu depuis le temps?
Salut Vincent!
Tout va bien, merci. Et toi?Quoi de neuf?
oula beaucoup de changement je t’expliquerais m’as tu encore en contact faut que je te raconte
,sinon j’espere que tout va bien bonne continuation sur ton site…..