Con le braccia che battevano ed i corpi attraversati dall’impulso elettrico della volontà, ci siamo ricacciati nell’ultimo cantuccio. Percepivo il ribollire di un tumulto di pensieri dietro il tuo sguardo azzurro, ma poi mi sono lasciata distrarre dalle tue parabole sostenute dall’immaginazione e dall’ ironia. Ti muovevi con disinvoltura, forse eccessiva, come se avessi voluto smentire col corpo la tensione. La fiducia, comunque, cresce e farsi male è normale finchè saremo infatuati della libertà.
Tra un fiumiciattolo ed una montagna c’erano campi coltivati, terreni dissodati. Quel canale profondo e stretto,però, non era un punto di passaggio. Ho visto una luce levigante che proveniva dalla montagna: era la foschia sottile ed instabile del tramonto. E il giallo non era solo il colore delle ginestre, ma anche il bagliore delle nostre menti in contatto che ritagliavano altri modi di vedere e sentire.
Guardando indietro, ho visto la città stagliarsi in maniera irregolare, con alcuni edifici più alti perchè erano scomparsi quelli accanto. Le lacrime mi rigavano le guance e le mani si agitavano in aria, continuando a provare la loro innocenza. Intanto la mezzaluna spandeva pallore sugli spiazzi ormai deserti.
Il nostro universo è una costruzione che, forse, non sopporterà soluzioni di continuità. E la calma non sarà solo quella dello spirito, che rientra nei soliti binari dopo il grande impatto. So che certi segreti rimarranno inaccessibili. Ma dimmi almeno come starà il mondo stanotte!









