Mondo di merda, 22 Febbraio 1989
Sono sempre io. Stamattina mi sono svegliato con la fissa della libertà. La testa,però, sembrava l’interno di una prugna secca. Dovrei smetterla di bucarmi. Ma non è semplice. Anche se Truman pensa che non sarà peggio che occupare quella vecchia fabbrica e conversare con le ombre degli autoesclusi. Fratello, sveglia! Smettila di dire che possiamo frantumare l’aria come uno specchio. Potrebbe anche avere un senso un’organizzazione di estrema sinistra di monaci tibetani che non fumano, non bevono e si vestono modestamente. Ma solo se possiamo servire il proletariato. Io,però, non voglio stare alla mercé di guide deturpate. Non m’interessa essere volgarmente importante. E non voglio neanche star lì a sentire versi deludenti di chi sogna di portarsi dietro un tozzo di vento ed alberi presi dal prato. Qui non c’è nulla da rubare, c’è solo da guadagnare. Truman,però, vuole sempre una parola migliore per il mondo. Dice che non si può uccidere qualcosa che vive e sperare che nessuno ci faccia caso. La storia è viva, respira. Ed io potrei pure piantarla con ’ste balle.
Senti, ieri l’ho vista. Era completamente fatta e ha cominciato a dondolare su di me, improvvisando una danza lenta che prendeva sempre più ritmo. Come una tela che si colora di rosso fino ad inzupparsi completamente. Poi ha gridato e non è bastata la mia mano sulla sua bocca per non far passare le urla. Mi sono sentito come su una nuvola. Piena di carne. Poi è esploso tutto. E la pioggia è scesa da un cielo nero di nubi.
Ricordati che Chicago, New York e Detroit stanno tutti sulla stessa via. Ci vediamo bello!
Prematuri saluti,
Canvaz





