La notte appesantisce i movimenti, ma è un mondo troppo prolisso per non attrarmi. Mi dondolo quindi sui fianchi e lascio trasparire un’allegria feroce. Le sillabe, sconnesse, gorgogliano nell’aria mentre gusto la tua marmellata di frasi dette e rimaste aperte come porte. Ho compreso i tuoi modi di dire, quelli che si sentono dire e che si ripetono senza pensarci. Ma se cerco di tollerare i dispiaceri che provocano il saliscendi delle nuvole, ecco che il tuo odore mi rapisce. Stanotte ti ho vista. Eri una curva tracciata dal suono del vento, uno scudo di leggerezza di spirito. Camminavi sulla sabbia e il globo, sibilante, trottolava intorno a te. Poi sei sparita, come un attore secondario che non pronuncia l’ultima parola perchè non gli spetta, perchè non è necessario.
Sono stanca di questo gioco fra una memoria che tira ed un oblio che spinge. Anche perchè il paradiso non è certo quello che mi avevi detto tu. Il paradiso è la saggia consapevolezza di ciò che non ha rimedio.










Ciao Chiara/Martha
Bellissime parole e bellissima grafica del blog. Complimenti. Mi sono obbligatoriamente iscritto al tuo twitter!
Grazie!
E sempre viva la scrittura!