Piove sulla città pallida. Le nuvole non si staccano l’una dall’altra. Sembra un soffitto color piombo. Tengo la felicità nelle mani sobrie e sento una spossatezza enorme. L’orizzonte, adesso, è qui dove arriva il mio braccio. Sento, però, il mormorio di Parigi, cento persone stipate su un vagone della rer che sospirano, leggono libri ingialliti ed improvvisano discorsi sullo straniero, pensando che quest’ultimo non li capisca. E’ interessante notare come qualche francese dimentichi facilmente che una città non ha un padrone. Tutto, al suo interno, assume una forma ed una dimensione anche grazie alle ombre appena ritagliate. Penso. E chi si fa carico del resto è il genio, che non calpesta le nazionalità che non gli appartengono.
Il tempo si è consumato. E se gli specchi di Parigi sopportano, quelli di Londra rifiutano. Cambridge, però, mi piace. Anche se qualche inglese, che si era intrattenuta a dibattere le buone azioni che intendeva mettere in atto al mio arrivo, è scappata dal dottore. E poi in facoltà. Eppure il letto me l’ha ceduto davvero! Mi ha anche sofferto un bicchiere d’acqua. Ma ho preferito dormire poco e placare la sete con le ultime gocce del latte interissimo comprato a Salisbury piuttosto che contrarre qualche malattia. E se la sera, l’ultimo tratto di Mill road fa un pò paura con le sue lattine di birra seminate a mo’ di piante nei giardini delle singole case, i lampioni che non illuminano e i maschioni (!) di turno a bordo delle loro discoteche su quattro ruote, la mattina è diverso. Il cielo è terso, spira un pò di vento e si va dritti alla meta: la stazione! Si ritorna a Londra, per scappare 8 ore dopo, anticipando la partenza. Il treno mi rilassa ed eccita perchè, una volta saliti su, cambia l’orario. Un’ora avanti prima ed un’ora indietro dopo. Peccato, però, che non si vedano nè pesciolini nè delfini sotto il tunnel della Manica. Solo 15 minuti di buio. Molto meglio il tunnel dell’ Øresund: almeno c’è luce anche fuori e le orecchie non fanno male per la compressione. E poi, non senti i francesi parlare in inglese che, giuro, sono negati! Nasalizzano tutto e “gentleman” diventa “jeuntèlement”. Pas possible!
Parigi, comunque, consola tutti. E la sua pioggia notturna non smorza il canto. E il séchage non solo scalda, colora persino le piume del letto! E se non è abbastanza, puoi sempre scendere sotto casa per un aventure, magari entrando nel locale privé “pussy cat” dove un omino, di tanto in tanto, fa capolino dalla finestrella. Però 250 gr di caviale costano 750 euro al ristorante vicino e non puoi entrare senza indossare un vestito di Céline, il cui fascino è comunque inferiore ai romanzi dell’omonimo scrittore. Io ho preferito mettermi in un angolino e assistere alla sfilata di macchina e coppie di conoscenti e sconosciuti che si baciavano a caso. Mi sono anche chiesta se i baci migliori siano quelli che non hanno futuro e se vorrei con il desiderio ciò che so di non poter volere con la volontà. Forse quello che veramente conta è lasciarsi rapire dal chiardiluna diurno, una luce che non è quella del giorno, una luce ombra di luce. Ma non c’è tempo, ho da finire le mie ricerche bibliografiche e non resta che camminare per i lunghi corridoi dell’haut-de-jardin. E correre. A Parigi si corre ovunque, soprattutto nelle stazioni del metro, magari ascoltando musica live o in cuffia. Certo, c’è anche qualcuno che dorme innocente nei corridoi delle stazioni, con i suoi pochi effetti personali, e sogna un filo che si srotola e che lo conduce per strade e corridoi ignoti, in fondo ai quali si sente una musica. No, è un rumore. E’ la sveglia. Parigi, devo andare. Grazie di tutto. Ma non finisce qua. Perchè mi fai impazzire.
Parigi è:
- Une personnalité colossale qui force sa voix!
- Frenate, patenti verdi e tarzanelli! (C’est vment dégaulace!:);
- Il lampione di rue Lauriston che fa da lampadario;
- Chiedersi ancora se quella cosa marrone, dentro l’armadio, era una tovaglia o una coperta;
- 3 euro per 4 mele;
- Le francesi con i cappottini e i tacchi alti che saltano da un treno all’altro con un’agilità invidiabile;
- Il garçon della Défense che è stato a Padova;
- Monoprix, Gibert Joseph, Gibert Jeune e Boulinier;
- La simpatia di Zizou e la cucina algerina dei quatre frères;
- Prendersi il sole sul pont neuf;
- La grève;
- Una signora con le scarpe rosse, i calzini verdi ed i sentimenti chiaroscuri;
- Le borse Longchamp, che sono un pò come le pinko a Catania. Quindi non mi piacciono;
- Avere paura quando passano le camionette della Gendarmerie;
- Les bateaux mouches;
- I rapper di St. Michel ed io che ball in mezzo alla piazza con altri ragazzi mai visti prima;
- Guardare, estasiata, i tetti di Parigi e dire: Federica è mia sorella anche in questo!;
- Laurent Dupont, il Paolo Rossi francese;
- Il pranzo con la giapponese che mis vela i trucchetti per fotocopiare i libri a sgamo!;
- Io la volevo scattare la foto sul metrò. Quella donna africana era stupenda. Mais c’était interdit!;
- I colori e i profumi dei carri di Eurodisney;
- Delia che mi fa sganasciare dalle sue risate nel bel mezzo della messa a Notre-Dame: “Nous pêcheur? Noi pescatori?”;
- I giardini della Tuilerie;
- La calapprese ad Eurodisney;
Londra è:
- “The world is crazy. But at least it’s getting regular analysis”. Letto su un giornale in attesa di prendere il treno per tornare a Parigi;
- Mai nome fu più azzeccato per la metropolitana di Londra: tube!;
- il Fish&Chips pagato metà in euro e metà in sterline;
- “Guarda quanto è inglese quella! Che faccia di c…. che ha!”;
- SPORCIZIA!;
- “To carve out dials quaintly. Point by point. Thereby to see the Minutes how they run. How many makes the hour full complete. How many hours brings about the Day. How many days will finish up the year, how many years a mortal man may live” (cit. @Shakespeare Henry VI Part III).
- I taxi viola e le targhe gialle;
- Le studentesse spagnole che indossano una scarpa all-stars viola ed una verde;
- A me, Londra, non piace neanche a distanza di 10 anni quindi basta con quest’elenco!Passiamo a…
Cambridge è:
- La gentilezza e disponibilità di Maelstrom;
- Giusto qualche fermata prima di arrivare a London King’s Cross: Foxton, Shepreth, Meldreth, Royston, Ashwell&Morde, Baldock, Letchwork Garden City, Hitchin, Stevenage, Knebworth, Welwyn Martin, Welwyn North, Welwyn Garden City, Hatfield, Potters bar, Finsbury Park. Next stop is London King’s cross and this train terminates. Evviva!;
- La mia prima esperienza di Couchsurfing per ricredermi sugli inglesi. No comment!;
- Le ragazze che si vestono come prostitute per uscire;
- Il soffitto del pub Eagles;
- Pensare ad Harry Potter, guardando le facciate dei college;
- Le chiese-librerie.










Bellissimo post! Non ho mai visitato Parigi ne Cambridge, ma la prima mi attira parecchio
spero di poterci andare un giorno! A Londra ci sono stato e a me è piaciuta nonostante sia grande, caotica e sporca
diciamo fa un po’ paura…ma la paura attiva l’adrenalina, e ciò non sempre accade…si provano emozioni particolari
Penso ci voglia anche un pizzico di incoscienza quando si parte. Poca però!