Sono già diversi giorni che, trovandomi in facoltà, mi capita di incontrare colleghi e docenti e di vedere, subito dopo, dei loro sosia. La spiegazione che ho dato a questa strana dinamica è che sono in piena crisi culturale. L’università non riesce più ad offrirmi quello che cerco, vale a dire la novità. Mi sembra un mondo in cui tutto si ripete e, cosa più grave, in cui troppe persone pretendono di elevare al rango di scienza veleni e frustrazioni personali. Andando contro corrente, corro il rischio di essere vengo tagliata fuori dal sistema e, a dirla tutta, con un piede sono già fuori! Le soluzioni che mi si prospettano sono due: o mollare tutto e partire per la Francia, idea che ho accarezzato già troppe volte quest’anno, o liquidarmi le 10 materie che mi restano nel minor tempo possibile e poi trasferirmi. Ho scelto la seconda solo perchè è meglio non combattere a stomaco vuoto.
Altra crisi degli ultimi tempi: non voglio più vivere a Catania, sono ai limiti della sopportazione. Ho manifestato simili segni di insofferenza all’età di 17 anni. Il tutto è stato, ovviamente, scambiato per una passeggera crisi adolescenziali e i miei discorsi, fondati su esempi concreti, sono stati liquidati con frasi del tipo Tutto il mondo è paese e similari. Ho iniziato così ad osservare la città dall’alto, convincendomi del fatto che se la luce e le nuvole avevano una bella forma, magari anche il posto dove stavo poteva essere bello. Errore grandissimo!, dice il senno del poi. Oggi, per fortuna, ritorna la mia crisi adolescenziale e si fa strada la ferma convinzione che questa città non abbia veramente più nulla da darmi. Il tutto farcito con l’indifferenza nei confronti di chi, ipocritamente, continua a dirmi che sono vigliacchi i siciliani che vanno via dalla propria tescrra.
Molta gente dice che non esiste nulla di irreparabile, forse per consolare la loro parte più debole. Invece ce ne sono tante di cose irreparabili, provocate anche solo dalla pigrizia. Fortuna vuole che la nostra natura ci spinga a reggerci in piedi da soli, per quanto disperati possiamo essere, e che il sole possiamo vederlo anche dentro una pozzagnera d’acqua, in una citta sconosciuta, con una sciarpa di lana colorata avvolta a doppio giro attorno al collo.
Money is the root of all that kills










L’importante è prendere sempre coscienza di se ed agire di conseguenza.. fregandosene del parere altrui.. possono essere solo consigli, ma non obblighi o espedienti per sentirsi in colpa..
Segui la tua strada, sempre.. potrai anche sbagliare ma nello stesso tempo sarai felice e consapevole di aver scelto di tua spontanea volontà…
Con Affetto
Snapshot83
No, non si tratta di vigliaccheria, ma solamente di presa di coscienza: è vigliacco chi resta, che sceglie di abbassare la testa di fronte ai soprusi quotidiani, chi non vuole sacrificare un parte della propria vita per una vita migliore, per una dignità mai provata, per un’autorealizzazione qui impossibile.
Coraggio, la prossima volta saremo da un’altra parte.
@snapshot83: è quello che ho sempre fatto!
@maelstrom: credo che chi dice certe fesserie, si aspetta anche che qualcuno cambi lo stato delle cose al posto suo. Il catanese si sente anche furbo, a modo suo.
“Sì, io ti ho capito … ma, diciamo, da quanto tempo ti senti, ti senti ingabbiat[a], diciamo, in questa tua prigionia, in questo senso di tua prigionia?”
Trovo molto interessante la [tua] parte INTOLLERANTE :*
http://it.youtube.com/watch?v=fLcriSiyi90
Oups! Pardon, non è affatto una canzone conveniente ad una signorina di buona famiglia :O
Ti rispondo alla Maupassant: “Moi, j’y pense tous les soirs”.
@Solee: e la consolazione a questo primo anno di inferno – facciamo penultimo così intravediamo la fine – me l’ha data il sig. Luperini: “l’umiliazione è un mezzo per tornare a se stessi”. Oui ou non?
Ciao Peake,
ti capisco molto bene. La mia intolleranza però non è verso la città, bensì all’ambiente universitario. Gente, aule strette e piccole, certe facce ( veillrdes) che mi fanno star male al solo pensiero, presunzione e la sensazione di essere l’ultima ruota del carretto. Avrò 7 mesi di consolazione, spero, ma al ritorno consulterò uno psicoterapeuta per studenti universitari vessati!!!!!! Credo che dopo la laurea il mondo mi sorriderà di più. Può darsi che sarà così anche per te.
Ciao ciao
Sia andare sia restare sono due scelte rispettabilissime, purché rispecchino una necessità interiore. Finora, in 28 anni di vita, il maggior numero di anni stanziali (nella stessa città) è stato di 8, quindi potrei dire di essere una donna con valigia; poi ho scelto di ritornare in Sicilia, tempo fa, perché penso di potere, nel mio piccolo, cambiare qualcosa e portare qualcosa di buono. Non per questo la mia è una buona scelta e quella altrui è sbagliata. Non c’è vigliaccheria in chi resta né in chi parte: bisogna vivere in armonia non solo con sé stessi ma con i propri luoghi e, vivaddio, nella modernità si può scegliere quali questi ultimi debbano essere.
Buon viaggio!