Congedati,voce sconosciuta.


Congedati,voce sconosciuta.

Si è allontanata la pioggia che fa marcire, il vento che sbrindella ed il sole che mangia il colore. Il tuo pensiero è agilissimo ed io sono stufa del tuo pragmatismo che s’impossessa della bacchetta e che dirige il concerto senza badare a cosa c’è scritto sullo spartito. Quello che mi sconvolge di più è sapere che c’è ancora qualche gradino da scendere nella tua logica del degrado. Ma puoi percorrere la strada da solo. Perchè non riuscirai a spegnermi.

Vorresti davvero negare che della mia vita intima ignori tutto? Le tue mani sono sporche di cenere, ormai fredda, di parole vuote. Non neghiamolo. So, comunque, che la luce sorgerà anche solo da un respiro e che esiste un altro mare che nuota in un altro blu. Esiste pure il risveglio degli occhi, del tatto e lo sfiorarsi dei corpi in un movimento di danza o di luce cristallina. Non temere, saprò difendermi e cantare il soffio che mi scalda. Saprò ritrovare la distesa di luce ed il suo cammino, vibrando della nota più discreta. Imparerò a bagnarmi nel blu di altri orizzonti, popolati da altri occhi che sanno tessere nuovi intrecci di ghirlande. Ad ognuno, il canto che merita.

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