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	<title>Martha Peake &#187; I totally agree</title>
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	<description>Deliri autobiografici</description>
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		<title>Questo mi mancherà del mondo</title>
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		<pubDate>Fri, 02 Jul 2010 00:03:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Martha Peake</dc:creator>
				<category><![CDATA[I totally agree]]></category>

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		<description><![CDATA[&#8220;I libri sono un carattere ereditario e credo di avertelo trasmesso. Non li ami come me, sei esigente, cerchi tra essi le pagine che restano incise nella memoria, infilzate come farfalle. Ma non dire che le altre, le dimenticate, sono da non leggere. Molto è portato via dal caso, quello che resta è appunto solo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;I libri sono un carattere ereditario e credo di avertelo trasmesso. Non li ami come me, sei esigente, cerchi tra essi le pagine che restano incise nella memoria, infilzate come farfalle. Ma non dire che le altre, le dimenticate, sono da non leggere. Molto è portato via dal caso, quello che resta è appunto solo questo, un resto che non dimostra e non sostituisce niente di quello che si è perduto. Ami le pagine assolute, le necessarie, al riparo dai gusti. Ma i libri siamo noi, gente che si ammala, si sfilaccia, ingiallisce e viene dimenticata. Sono a immagine della nostra vita. Ama un poco anche i libri del suo tempo, ama un poco i tuoi anni che sono quelli che passano e non quelli che ti restano.&#8221;</p>
<p>&#8220;Non ci riesco. Mi irrita nei contemporanei quello che apprezzo negli antichi, la leggerezza che fa da spinta al leggere. Ho un quaderno su cui ricopio le frasi che mi hanno fatto scattare, che mi hanno fatto voltare indietro e forzare le cose risapute da una diversa breccia. Le pagine che cerco hanno questo effetto: un paio di occhiali giusti sul naso di un bambino che fino a quel momento non aveva mai saputo di essere miope. Allora si accorge degli occhi del suo cane, dell&#8217;artiglio del fatto, della gola tesa del gallo che grida.  Di frase in frase il quaderno cresce e contiene non i libri, ma la felicità incontrata. Così divento contemporaneo delle pagine amate e non dei miei anni.&#8221;</p>
<p>Erri De Luca &#8211; In alto a sinistra</p>
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		<title>Sequenza</title>
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		<pubDate>Thu, 24 Jun 2010 21:38:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Martha Peake</dc:creator>
				<category><![CDATA[I totally agree]]></category>

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		<description><![CDATA[&#8220;Cos&#8217;hai lasciato incompiuto?&#8221;
&#8220;Tutto è incompiuto. La finalità: è questo l&#8217;errore. E&#8217; la pretesa della dittatura, dell&#8217;egemonia. Noi invece dovremo sempre raccogliere il bagaglio, conservando dell&#8217;esperienza ciò che è positivo e sbarazzandosi di ciò che essa ci h a subdolamente convinto a tenere in gran conto, se è distruttivo.&#8221;
&#8220;I sogni non hanno quella che definiamo una [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>&#8220;Cos&#8217;hai lasciato incompiuto?&#8221;</p>
<p>&#8220;Tutto è incompiuto. La finalità: è questo l&#8217;errore. E&#8217; la pretesa della dittatura, dell&#8217;egemonia. Noi invece dovremo sempre raccogliere il bagaglio, conservando dell&#8217;esperienza ciò che è positivo e sbarazzandosi di ciò che essa ci h a subdolamente convinto a tenere in gran conto, se è distruttivo.&#8221;</p>
<p>&#8220;I sogni non hanno quella che definiamo una sequenza logica, una cosa che ne segue un&#8217;altra. Una cosa  che finisce e un&#8217;altra che comincia. Puoi far l&#8217;amore con una persona che non riconosci, raccogliere le monete che ti sono cadute per strada, tenere un discorso ad un consiglio di amministrazione mentre vieni inseguito nudo in un centro commerciale senza che questo crei i necessari sconvolgimenti alla sequenza.</p>
<p>Nadine Gordimer</p></blockquote>
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		<title>Susanna</title>
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		<pubDate>Wed, 09 Jun 2010 21:03:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Martha Peake</dc:creator>
				<category><![CDATA[I totally agree]]></category>

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		<description><![CDATA[- Pronto, &#8211; dico con la voce che mi trema.
- Pronto, Susanna, ci sei?
- Susanna.
- Che vuoi?Chevvuoi?
- Vengo da te.
- Manco per idea.
- Aspetta!
- Che c&#8217;è ancora?
- Sei con qualcuno?
- E a te chettene frega.
- Devo parlartti.
- Non è vero, tu non mi devi parlare, tu hai solo voglia di scopare. Mi fai pena, guarda.
- [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>- Pronto, &#8211; dico con la voce che mi trema.</p>
<p>- Pronto, Susanna, ci sei?</p>
<p>- Susanna.</p>
<p>- Che vuoi?<em>Chevvuoi</em>?</p>
<p>- Vengo da te.</p>
<p>- Manco per idea.</p>
<p>- Aspetta!</p>
<p>- Che c&#8217;è ancora?</p>
<p>- Sei con qualcuno?</p>
<p>- E a te chettene frega.</p>
<p>- Devo parlartti.</p>
<p>- Non è vero, tu non mi devi parlare, tu hai solo voglia di scopare. Mi fai pena, guarda.</p>
<p>- Non dire così, ti devo parlare sul serio.</p>
<p>-&#8230;</p>
<p>- Susanna.</p>
<p>-&#8230;</p>
<p>-Susi.</p>
<p>- Che cazzo vuoii!</p>
<p>- Vengo, &#8211; dico, col cuore in gola. &#8211; Sto un minuto.</p>
<p>-&#8230;</p>
<p>- Solo un minuto.</p>
<p>- Okay, solo un minuto. Muoviti.</p>
<p>La casa di Susanna non è un castello.  Ha lasciato la porta aperta e mi aspetta sul divano che fronteggia l&#8217;ingresso. Sta seduta con una gamba piegata sotto il sedere, le mani a dita incrociate sul ginocchio dell&#8217;altra. Non si è pettinata. Avesse trovato, in questi tre minuti, una pancera o un paio di bigodini non avrebbe esitato a metterseli. Sarà tutta colpa tua. Se ricominciamo, sarà tutta colpa tua. E&#8217; un avvertimento limpido, sospeso nell&#8217;aria di questa stanza come sul campo elettrostatico di uno schermo televisivo. Un avvertimento che dovrebbe paralizzarmi e mi paralizzerebbe, se adesso avvicinandomi passo dopo  passo non vedessi la pagliuzza di luce nell&#8217;iride di Susanna, tutta l&#8217;energia che i suoi occhi sparati nei miei, per minacciarmi, per avvertirmi, sviluppano quando ci guardiamo.</p>
<p>Mauro Covacich &#8211; Prima di sparire</p>
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		<title>Un bizzarro disegno di ponti</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Apr 2010 21:14:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Martha Peake</dc:creator>
				<category><![CDATA[I totally agree]]></category>

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		<description><![CDATA[

Des ciels gris de cristal. Un bizarre dessin de ponts, ceux-ci droits, ceux-là bombés, d&#8217;autre descendant ou obli quant en angles sur les premiers, et ces figures se renouve lant dans les autres circuits éclairés du canal, mais tous tellement longs et légers que les rives, chargées de dômes, s&#8217;abaissent et s&#8217;amoindrissent. Quelques-uns de ces [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Des ciels gris de cristal. Un bizarre dessin de ponts, ceux-ci droits, ceux-là bombés, d&#8217;autre descendant ou obli quant en angles sur les premiers, et ces figures se renouve lant dans les autres circuits éclairés du canal, mais tous tellement longs et légers que les rives, chargées de dômes, s&#8217;abaissent et s&#8217;amoindrissent. Quelques-uns de ces ponts sont encore chargés de masures. D&#8217;autres soutiennent des mâts, des signaux, de frêles parapets. Des accords mineurs se croisent et filent, des cordes montent des berges. On distingue une veste rouge, peut-être d&#8217;autres costumes et des instruments de musique. Sont-ce des airs populaires, des bouts de concerts seigneuriaux, des restants d&#8217;hymnes publics? L&#8217;eau est grise et bleue, large comme un bras de mer. — Un rayon blanc, tombant du haut du ciel, anéantit cette comédie.</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="127d9a085c2cdd0c_bookmark1"></a></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><em>I ponti</em><em> </em></p>
<p style="text-align: justify;">Cieli grigi di cristallo. Un bizzarro disegno di ponti, alcuni diritti, altri convessi, altri che scendono o che formano angoli obliqui coi primi, e queste figure si rinnovano negli altri circuiti rischiarati del canale, ma tutti tanto lunghi e leggeri che le sponde, cariche di cupole, s&#8217;abbassano e im piccioliscono. Qualcuno di questi ponti è ancora carico di casupole. Altri sostengono pennoni, segnali, fragili para petti. Accordi minori s&#8217;intersecano e filano, dagli argini sal gono funi. Si distingue una giacca rossa, forse altri costumi e strumenti musicali. Sono arie popolari, frammenti  con certi aristocratici, residui di inni pubblici? L&#8217;acqua è grigia e azzurra, larga come un braccio di mare. — Un raggio bianco, cadendo dall&#8217;alto del cielo, annienta questa commedia.</p>
</blockquote>
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		<title>E&#8217; la scienza che lo dice. E non guardarmi così!</title>
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		<pubDate>Sat, 27 Mar 2010 02:00:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Martha Peake</dc:creator>
				<category><![CDATA[I totally agree]]></category>
		<category><![CDATA[Comici spaventati guerrieri]]></category>
		<category><![CDATA[quote]]></category>
		<category><![CDATA[Stefano Benni]]></category>

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		<description><![CDATA[&#8220;E&#8217; la scienza che lo dice, tutte le volte che guardi più profondamente una cosa, trovi nuovo disordine, nuove particelle, figure nella polvere e tutto quello che sapevi di quella cosa salterà in aria. Hai mai visto i matti guardare sempre nello stesso punto? Tu non sai cosa possono vedere e non sai perché resto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">&#8220;E&#8217; la scienza che lo dice, tutte le volte che guardi più profondamente una cosa, trovi nuovo disordine, nuove particelle, figure nella polvere e tutto quello che sapevi di quella cosa salterà in aria. Hai mai visto i matti guardare sempre nello stesso punto? Tu non sai cosa possono vedere e non sai perché resto sveglio e non voglio salvarmi ad ogni costo, non guardarmi così. Una volta ci somigliavamo, eravamo tre note di un accordo, leone cina e zingara, ma poi c&#8217;è un punto in cui i fili si rompono e gli altri si allontanano. Ma i bastardi li vedo bene sì, quelli sono ancora al loro posto pazzi di rabbia perché per una volta li abbiamo smascherati, e non ce la perdoneranno mai nei secoli dei secoli e allora è guerra, non farmi i tuoi discorsi miti, la mitezza è un privilegio grande ma il dolore l&#8217;avvelena in un attimo, io esco da quella galera e la città è peggio che mai, la gente cade per terra, parla da sola, vomita e crepa e tutti passano e non hanno visto niente, e si affrettano a dare nuovi eleganti nomi alla loro corruzione, e ogni tanto parlano dell&#8217;uomo comune, ipocriti, l&#8217;uomo comune che vi piace è stupido e avido come voi, così lo vorreste, un vigliacco che può ammazzare per vigliaccheria, mentre loro ammazzano per necessità, per i loro divini soldi, Lucia, sono loro ora gli estremisti, violenti assassini estremisti dell&#8217;ideologia più ideologia del secolo, un&#8217; economia più sacra di una religione, più feroce di un esercito, ricordatelo bene con un brivido quando tutto salterà in aria, quando si oscurerà, malattia senza sintomi, caos di geroglifica incomprensibile e voi sempre più crudeli informati impotenti in mezzo alla strada, e chi raccoglierà i frammenti allora gli oggetti i rottami, magari ci fosse qualcuno, magari ci sarà davvero Lucia, questa è la speranza e intanto brucio e non c&#8217;è nessun patto da firmare né col diavolo né con la rassegnazione, Lucia, siamo un&#8217;altra cosa da sempre fortunatamente e non guardarmi così&#8230;&#8221;</p>
<p><strong>Stefano Benni</strong> &#8211; <em>Comici Spaventati Guerrieri</em></p>
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		<title>Più si guarda, meno si vede.</title>
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		<pubDate>Tue, 02 Mar 2010 10:58:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Martha Peake</dc:creator>
				<category><![CDATA[I totally agree]]></category>

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		<description><![CDATA[Non sono stupido, In effetti, stupido non lo sei, il fatto è che ci metti troppo tempo a capire le cose, soprattutto le più  semplici, Per esempio, Che non avevi nessun motivo per andare in cerca  Bisogna proprio essere un soffitto per avere un&#8217;idea tanto assurda, Credo di averti già detto che i soffitti sono [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><cite title="Più si guarda,meno si vede. ">Non sono stupido, In effetti, stupido non lo sei, il fatto è che ci metti troppo tempo a capire le cose, soprattutto le più  semplici, Per esempio, Che non avevi nessun motivo per andare in cerca  Bisogna proprio essere un soffitto per avere un&#8217;idea tanto assurda, Credo di averti già detto che i soffitti sono l&#8217;occhio multiplo di Dio, Non me ne ricordo, Se non te l&#8217;ho detto con queste precise parole, te lo dico adesso, Allora dimmi anche come piacermi una donna che non conoscevo, che non avevo mai visto, La domanda è pertinente, senza dubbio, ma solo tu potrai darle la risposta, E&#8217; un&#8217;idea che non ha né capo né coda, Che abbia il capo o abbia la coda è indifferente, io ti sto parlando di un&#8217;altra parte del corpo, del cuore, quello che voi affermate sia il motore e la sede degli affetti, Ti ripeto che non poteva piacermi una donna che non conosco, che non ho mai visto, se non in qualche vecchia foto, Potevi volerla vedere, volerla conoscere, e questo, che tu sia d&#8217;accordo o no, sarebbe già un piacere, Fantasie di soffitto, Fantasie tue, di uomo, non mie, Sei presuntuoso, credi di sapere tutto quanto mi riguarda, Non tutto, ma qualche cosa dovrò pure averla appresa dopo tanti anni di vita in comune, scommetto che  non avevi mai pensato che tu ed io viviamo insieme, la grande differenza fra noi è che tu mi presti attenzione solo quando hai bisogno di consigli e alzi gli occhi quassù, mentre io passo tutto il tempo a guardarti, L&#8217;occhio di Dio, Prendi le mie metafore sul serio se vuoi, ma non ripeterle come se fossero tue, Dopo di ciò il soffitto decise di tacere, aveva capito che i pensieri del Signor José erano già rivolti alla visita che avrebbe fatto ai genitori della donna sconosciuta, l&#8217;ultimo passo prima di sbattere con il naso contro il muro, espressione altrettanto metaforica che significa, Sei arrivato alla fine.</cite></p>
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		<title>Febbre e lancia</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Feb 2010 17:49:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Martha Peake</dc:creator>
				<category><![CDATA[I totally agree]]></category>

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		<description><![CDATA[
Era un uomo intelligente e colto, non certo uno sciocco, e abbastanza precoce, per quanto senza dubbio un ottimista irriducibile, fiducioso per principio nei confronti di tutti. Come si poteva passare metà della vita assieme ad un compagno, un amico intimo &#8211; metà vita della fanciullezza, sui banchi, della giovinezza &#8211; senza avvedersi della sua [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote>
<p style="text-align: justify;">Era un uomo intelligente e colto, non certo uno sciocco, e abbastanza precoce, per quanto senza dubbio un ottimista irriducibile, fiducioso per principio nei confronti di tutti. Come si poteva passare metà della vita assieme ad un compagno, un amico intimo &#8211; metà vita della fanciullezza, sui banchi, della giovinezza &#8211; senza avvedersi della sua natura, o almeno della sua natura <em>possibile</em>? (Ma forse in tutti, qualsiasi natura è possibile). Come si può non vedere nel tempo lungo che chi finirà e finisce col perderci, ci perderà? Non intuire né indovinare la sua trama, la sua macchinazione e la sua danza in cerchio, non fiutare il suo malanimo o respirare il suo squallore, non captare il suo torpido agguato e la sua lentissima e illanguidente attesa, e la conseguente impazienza che chissà per quanti anni avrà dovuto tenere a freno? Come posso non conoscere oggi il tuo volto domani, quello che già esiste o trama sotto la faccia che mostri o sotto la maschera che indossi, e che mi mostrerai soltanto quando non me lo aspetto? Senza dubbio ha dovuto placare molte volte la propria effervescenza quell&#8217;uomo e mordersi le labbra fino a farsele sanguinare, e raffreddare quel sangue quando già ribolliva, e rinviare il termine della sua malriuscita e fetida fermentazione, per tornare a rinviarlo ancora. Tutto questo si nota, si percepisce, si fiuta e, in qualche occasione, si tocca perfino e ci arriva il sudore, e ci sconcerta la condensazione. Come minimo si fa presentire. In realtà lo si sa, o si deve sapere. O forse una volta che le cose accadono, non ci rendiamo conto che sapevamo che stavano per accadere, e che era esattamente così che dovevano andare? E non è vero che nel fondo non ci meravigliano tanto quanto facciamo vedere agli altri e soprattutto a noi stessi, e che vediamo tutta la logica allora e riconosciamo e ricordiamo anche i disattesi avvisi che qualche strato della nostra incoscienza senza dubbio sì ha colto? Forse è che vogliamo convincerci della nostra stessa stupefazione, come se in questa potessimo trovare un&#8217;incongrua consolazione e scuse inutili che, in verità, non servono: &#8220;Ahi, io non sapevo, come potevo immaginare e ancor meno sospettare, è l&#8217;ultima cosa che mi sarei aspettato e mai mi sarebbe venuta in mente, avrei dato la mia parola, avrei giurato, ci avrei messo la mano sul fuoco, mi sarei giocato il collo,avrei scommesso il mio oro e rischiato l&#8217;onore, oh che ignanno, che delusione, quanto incredibile e irreale risulta questo tradimento&#8221;. Ma tale stupefazione non c&#8217;è quasi mai. Non nel più profondo, non nel sapere che non ci si azzarda a dirsi né a pronunciarsi e neppure a sapere o a sapersi né ad averne coscienza, non in ciò che si teme tanto da detestarlo e si nega e si occulta a se stessi e si scaccia, o si guarda soltanto con la coda dell&#8217;occhio a se stessi e si scaccia, o si guarda soltanto con la coda dell&#8217;occhio e con il volto coperto sempre. Esiste sì, questa stupefazione, nei nostri strati più alti che non sono solo quelli superficiali e quelli epidermici ma che in realtà sono tutti, anche i medi e anche quelli bassi e i profondi, e perfino quelli reconditi e sotterranei e venosi, quelli di fuori e dentro e quelli di ancora più dentro, quelli della vita quotidiana e esterna della punta della lancia e quelli della nostra pausa solitaria, quelli della compagnia che ride allegra e quelli dell&#8217;inizio abissale del sonno, quando spiamo durante un istante ciò che stiamo per essere nel nostro complesso e qual è la storia che si racconterà quando finirà la nostra fine (&#8230;) Respingiamo gli indizi e rifiutiamo d&#8217;interpretare tanti segni (&#8220;Taci, taci, e allora salvami&#8221;), e li releghiamo e li gettiamo nella borsa delle immaginazioni, per contrapporre loro altri che, in fondo, sappiamo che non sono segnali ma finzioni e simulacri che cercano la nostra fiducia e il nostro sopore o sonnolenza (&#8220;Tieni un occhio quando sonnecchi, tienili&#8221;, ho citato tra me e me). Perché, in realtà, sarebbe impossibile ingannarci se così volessimo &#8211; non ingannarci &#8211; , compito vano e fallito impegno. Ma non siamo abituati. Non siamo abituati a desiderarli: ci annoiano il proteggerci e il pervenire e lo stare all&#8217;erta, e a tutti noi piace gettare lontano lo scudo e marciare leggeri brandendo la lancia come un ornamento.</p>
<p style="text-align: justify;"><a title="Javier Marías" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Javier_Mar%C3%ADas" target="_blank">Javier Marías</a></p>
<p style="text-align: justify;">
</blockquote>
]]></content:encoded>
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		<title>Il più grande fiore del mondo</title>
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		<pubDate>Fri, 17 Jul 2009 09:00:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Martha Peake</dc:creator>
				<category><![CDATA[I totally agree]]></category>
		<category><![CDATA[Il più grande fiore del mondo]]></category>
		<category><![CDATA[José Saramago]]></category>
		<category><![CDATA[Juan Pablo Etcheverry]]></category>

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		<description><![CDATA[&#8220;Le storie per bambini devono essere scritte con parole molto semplici perchè i bambini, essendo piccoli, conoscono poche parole e non amano quelle complicate. Magari sapessi scrivere queste storie, ma non sono mai stato capace di imparare, e mi dispiace. A parte saper scegliere bene le parole, ci vorrebbe un certo modo di raccontare, una [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Le storie per bambini devono essere scritte con parole molto semplici perchè i bambini, essendo piccoli, conoscono poche parole e non amano quelle complicate. Magari sapessi scrivere queste storie, ma non sono mai stato capace di imparare, e mi dispiace. A parte saper scegliere bene le parole, ci vorrebbe un certo modo di raccontare, una maniera molto sicura e chiara, una grandissima pazienza &#8211; e ame manca almeno la pazienza, cosa di cui chiedo scusa&#8230;&#8221;</p>
<p style="text-align: center;"><script src="http://flocos.tv/embed/a-flor-mais-grande-do-mundo/450" type="text/javascript"></script></p>
<p>&#8220;(&#8230;) Questo non è il racconto che volevo narrare. Mi dispiace molto di non saper scrivere storie per bambini. Ma almeno saprete com&#8217;era la storia, e potrete raccontarla in un altro modo, con parole più semplici delle mie, e forse poi impararete a scrivere storie per bambini&#8230; Chissà che un giorno non mi capiti di leggere un&#8217;altra volta questa storia, scritta da te che mi hai letto, ma molto più bella?&#8230;</p>
<p style="text-align: center;">
<p style="text-align: center;">E se le storie per bambini diventassero letture obbligatorie per i grandi? Sarebbero finalmente capaci di imparare davvero ciò che insegnano da tanto tempo?&#8221;</p>
<p style="text-align: center;">José Saramago &#8211; Il più grande fiore del mondo</p>
<p style="text-align: center;">
<p style="text-align: center;">(N.B. Questo post, oltre a consigliare Saramago come scrittore, ha anche un intento propulsivo: ricordare che mesi fa, Einaudi, che per 20 anni ha pubblicato le opere di Saramago,ha deciso di censurare l&#8217;ultimo libro dello scrittore per la seguente dichiarazione: &#8221;nel paese della mafia e della camorra, quanto è importante la prova dei fatti che il primo ministro (Berlusconi) è un delinquente?&#8221; Il testo, per fortuna, sarà pubblicato dalla casa editrice torinese Bollati Boringhieri.)</p>
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		<title>Lettera di Adelina e la libertà delle donne</title>
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		<pubDate>Thu, 29 Jan 2009 21:01:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Martha Peake</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#8220;So di non comportarmi bene, dicendoti per lettera quanto sto per dirti. Pensavo di parlarti prima di venire qui, ma non ne ho avuto il coraggio. (&#8230;) Entrambi abbiamo già vissuto molto, o perlomeno quanto basta perchè non vi siano grandi novità, ma la verità è che è difficile guardare una persona che abbiamo desiderato, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;So di non comportarmi bene, dicendoti per lettera quanto sto per dirti. Pensavo di parlarti prima di venire qui, ma non ne ho avuto il coraggio. (&#8230;) Entrambi abbiamo già vissuto molto, o perlomeno quanto basta perchè non vi siano grandi novità, ma la verità è che è difficile guardare una persona che abbiamo desiderato, non importa per quali ragioni, e dire: &#8220;Adesso non ti desidero più&#8221;. (&#8230;) Da qualche tempo, o forse da sempre, ti vedo sfuggente, riservato, chiuso in te stesso, come se ti trovassi in mezzo ad un deserto e volessi restare in quel deserto. Non mi lamento. Non mi hai mai spinto fuori dalla tua vita, ma, benchè io non sia molto intelligente, le donne intuiscono e indovinano. Stringerti fra le braccia e sentire che tu non sei lì, l&#8217;ho sopportato fino ad un certo punto. Non ce la faccio a sopportarlo oltre. Ti chiedo di non diventare nemici. Non c&#8217;è bisogno che rimaniamo amici. Forse mi piaci ancora, ma non ne vale la pena. Che non ne valga la pena, credo, [sia] la cosa peggiore di tutte. Ci si può amare e soffrire molto per questo, ma che almeno ne valga la pena. Continua ad esserci l&#8217;amore che si prova, pur dovendo continuare a soffrire di più. Il nostro caso è diverso. La nostra relazione è stata una come tante, e finisce come si merita. Sono io che lo decido, ma so che anche tu decideresti di finirla. Nonostante tutto, mi dispiace. Tutte le cose sarebbero potute essere diverse da come sono se non mancasse loro la differenza, quella differenza tra le cose, quello che le distingue tanto. Mi accorgo che sto scrivendo troppo. Addio. Adelina.</p>
<p style="text-align: center;">P.s. Credo che tu debba continuare a scrivere. Scusa. Non ho il diritto di dirtelo, visto che la tua vita non mi riguarda più. Ma la tua vita, mi ha mai riguardato?&#8221;</p>
<p style="text-align: justify;">&#8212;&#8212;&#8212;-</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Rimango sempre di stucco davanti alla libertà delle donne. Noi le vediamo come esseri subalterni, ci divertiamo alle loro futilità, le cambiamo quando ormai sono sciupate, e ognuna di loro è capace di coglierci alla sprovvista, stendendoci davanti vastissimi campi di libertà, come se sotto alla loro obbedienza, un&#8217;obbedienza che sembra cercare se stessa, costruissero le mura di un&#8217;indipendenza rude ed illimitata. Dinanzi a queste mura noi, che credevamo di sapere tutto dell&#8217;essere inferiore che a poco a poco abbiamo addomesticato o abbiamo trovato addomesticato, ci ritroviamo disarmati, inesperti e spaventati: quel cagnolino che tanto volenterosamente si rotolava per terra, sulla schiena, mostrando ilventre, d&#8217;un balzo si mette in piedi, fremente d&#8217;ira, e all&#8217;improvviso i suoi occhi ci sono estranei, occhi profondi, sfuggenti e ironicamente indifferenti. Quando i poeti romantici dicevano (o dicono ancora) che la donna è una sfinge, avevano ragione, che Dio li benedica. La donna è la sfinge, e dev&#8217;esserlo, perchè l&#8217;uomo si è impadronito di ogni conoscenza, di ogni sapere, di ogni potere. Ma tale è la fatuità dell&#8217;uomo che alla donna è bastato erigere in silenzio i muri dell&#8217;ultimo rifiuto perchè lui, sdraiato all&#8217;ombra, quasi fosse sdraiato sotto una penombra di palpabre obbedienti, potesse dire, convinto: &#8220;Non c&#8217;è niente al di là di questa parete&#8221;.</p>
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<p style="text-align: center;">José Saramago &#8211; &#8220;Manuale di pittura e calligrafia&#8221;</p>
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		<title>Leggere è una maniera di esserci. (J-10)</title>
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		<pubDate>Sun, 14 Dec 2008 23:12:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Martha Peake</dc:creator>
				<category><![CDATA[Deliri autobiografici]]></category>
		<category><![CDATA[I totally agree]]></category>
		<category><![CDATA[l'uomo duplicato]]></category>
		<category><![CDATA[Saramago]]></category>

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		<description><![CDATA[&#8220;Dice la saggezza popolare che non si può mai avere tutto, e avrà certo ragione, il bilancio delle vite umane gioca costantemente sul vinto e sul perdente, il problema sta nell&#8217;impossibilità, altrettanto umana, di metterci d&#8217;accordo sui meriti relativi di quel che si dovrebbe perdere e quel che si dovrebbe vincere, ecco perchè il mondo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">&#8220;Dice la saggezza popolare che non si può mai avere tutto, e avrà certo ragione, il bilancio delle vite umane gioca costantemente sul vinto e sul perdente, il problema sta nell&#8217;impossibilità, altrettanto umana, di metterci d&#8217;accordo sui meriti relativi di quel che si dovrebbe perdere e quel che si dovrebbe vincere, ecco perchè il mondo è nello stato in cui lo vediamo. Anche Maria da Paz pensa, ma, essendo donna, e quindi più vicina alle cose elementari ed essenziali, rammenta l&#8217;angoscia che aveva nell&#8217;anima quando è entrata in questa casa, la certezza che ne sarebbe uscita vinta e umiliata, e in definitiva era accaduto ciò che in nessun momento le aveva sfiorato la fantasia, trovarsi a letto con l&#8217;uomo che amava, il che dimostra quanto ancora abbia da imparare questa donna se ignora che molte situazioni drammatiche delle coppie è lì che finiscono e si risolvono, non perchè gli esercizi del sesso siano la panacea di tutti i mali fisici e morali, anche se c&#8217;è pure chi lo pensa, ma perchè, esaurite le forze dei corpi, ne approfittano gli spiriti per alzare timidamente il dito e chiedere l&#8217;autorizzazione per entrare, domandano il permesso di far sentire le proprie ragione, e se loro, i corpi, siano preparati a prestargli attenzione. E&#8217; allora che l&#8217;uomo dice alla donna, o la donna all&#8217;uomo, Che pazzi siamo, che stupidi siamo stati, e uno dei due, misericordiosamente, tace la risposta giusta che sarebbe, Tu,forse, io stavo solo ad aspettarti. Ancorchè sembri impossibile, è questo silenzio pieno di parole non dette che salva quel che si credeva perduto, come una zattera che avanza dalla nebbia reclamando i suoi  marinai, coi loro remi e la loro bussola, la loro candela e la madia del pane&#8221;</p>
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<p style="text-align: justify;">&#8220;Le piacque pensare che anche i suoi piedi erano due piccole isole così, e che proprio lì accanto altre due riposavano, e che tutte e quattro insieme potevano comporre, componevano, avevano composto un arcipelago perfetto, se la perfezione è già di questo mondo e il lenzuolo del letto l&#8217;oceano dove voleva ancorarsi. Sei più tranquillo, domandò, Più di così non credo sia possibile, disse lui. E&#8217; strano, stranotte sei venuto in me come non era mai accaduto prima, ho sentito che entravi con una dolcezza che poi ho pensato fosse impastata di desiderio e lacrime, ed era anche una gioia, un gemito di dolore, una richiesta di perdono, E&#8217; stato tutto così, se l&#8217;hai sentito, Purtroppo, ci sono cose che succedono e non si ripetono, E altre che succedono e tornano a succedere, Tu credi, qualcuno ha detto che chi una volta ha regalato delle rose, non può in seguito regalare meno che rose, Si tratta di provare, Ora, Si, visto che siamo già spogliati, E&#8217; una buona ragione, Sufficiente, benchè non sia di sicuro la migliore di tutte. Le quattro isole si sono unite, l&#8217;arcipelago si è ricomposto, il mare s&#8217;è franto tumultuoso contro gli scogli, se lassù ci sono state grida le hanno lanciate le sirene che cavalcano le onde, se ci sono stati gemiti nessuno è stato di dolore, se qualcuno ha chiesto perdono, che sia stato perdonato, ora e per sempre&#8230;&#8221;</p>
<p style="text-align: center;">José Saramago &#8211; <em>L&#8217;uomo duplicato</em></p>
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