“Stiamo vivendo in uno strano tempo, oggi, anche se forse tutti i tempi hanno avuto a loro volta qualcosa in se di altrettanto strano per il proprio tempo. Il nostro, comunque, mi sembra molto, molto strano; soprattutto quando io, come sto facendo adesso, appoggio il dito al naso per rifletteresu cosa sia mai questa vita che noi cacciamo a tutta forza sul palcoscenico. Noi ora foraggiamo il palcoscenico con così tanta vita che quest’ultimo ne ha davvero da divorare quanto basta (…)
Il palcoscenico ha bisogno di vita! Si, ma diamine, dove mai andarla a prendere, tutta questa vita bella, solida e verace? Dalla vita, giusto? Si, ma la vita è davvero tanto inesauribile? A mio parere è inesauribile solo in quanto la si lasci andare per la sua strada naturale, tranquilla, larga e fluente come un fiume bello e impetuoso.
La questione è la seguente: quanto più le cose appaiono vivaci e naturali a teatro, tanto più la vita quotidiana risulta timorosa, avvolta nella bambagia, stizzita, ovattata. Il palcoscenico, quando spolvera la verità a suon di battipanni, finisce per intimidire il pubblico. Quando invece, come ha fatto ancora un poco nel passato, per esempio, espone mirabili, perfette menzogne in forme grandiose e innaturalmente belle, ha un effetto che stimola e rinfranca, e favorisce a sua volta le belle, inaudite abiezioni della vita. Uno è appena andato a teatro ed ecco, si è inebriato alla vista di un mondo sconosciuto, nobile, bello e soave. E voi, con i vostri sfrenati drammi naturalistici, state attenti che un giorno o l’altro la vita non si prosciughi. Io sono per un teatro fatto di bugie, che Dio me la mandi buona”
Robert Walser – “Storie che danno da pensare” (1978)










