Volerai mai di nuovo, mia profuga?
C’è forse una strada che non sa niente della tua sventura?
Si è aperta come un vecchio libro Brisk dei Lituani [Brest-Litovski]
e vengono folle cariche di lutto e pianto.
A piedi. Ingobbiti. Con bambini in braccio,
Le barbe in aria. La direzione secondo le stelle.
L’esilio impacchettato con cinture ai reni,
su di un pensiero si stracciano le fronti di pergamena.
Presso pezzetti di oscillante luce le bocche si riscaldano,
essi sono esposti come i sette giorni di lutto sulla terra,
e i venti urlano: chi si commuoverà per loro?
E ogni momento passa di corsa una stella, come una spada.
Dal corso del Bug una tempesta infuria confusa,
cancella lì ogni passo frustando con la neve:
sui candelabri piegati delle sinagoghe di Bilistok
hanno appeso l’esilio a fianco dei violini.
Peretz Markish – Ad una ballerina ebrea
[Picture taken by pixdaus.com ]










