Quella volta mi ero detta che era meglio rendere quei grumi che mi si agitavano dentro delle note a margine. Preferivo la sicurezza di un ottimismo più o meno pragmatico, anche se c’erano tutti i motivi per sospettare che si sarebbe trattato di una mera e forse fugace apparenza. Ma tant’è: mi ero concessa lunghi sguardi sul bello che riuscivo a scorgere nei tuoi occhi. Erano briciole, ma bastavano a dire che le tue membra tremolanti e incerte non erano una barca che andava inutilmente in cerca della bussola finita in mare. Il bene, come dicevi sempre tu, è ciò che resta e non ciò che passa.
Ora quei grumi si espandono e spingono senza trovare sfogo alcuno. Mi sento terribilmente impreparata, sapendoti in bocca all’infelice gigante. Con l’ ultimo barlume di lucidità, immagino il tuo spirito che aleggia sopra le acque, non quelle dell’oceano che bagna terre lontane, ma quelle delle pozzanghere che la pioggia ha lasciato al suo passaggio di stanotte. Proprio là dove meglio si avverte l’altezza a cui sta il cielo. E aspetto che salga il pesciolino rosso alla superficie dell’acqua, spezzando quella sottilissima pellicola che unisce i nostri mondo ormai così lontani.
Ciao pallina…










est ce une erreur ou une faute que c’est il passé?
@bouddha: désolée, c’est une faute. On franchira bientôt ce moment.
je n’ai rien fait que tu as mal pris au moins sinon je suis desolé .a+