gennaio 25th, 2010

Non può piovere per sempre. E’ vero. Infatti ha smesso. Dopo aver contemplato, stupefatta, quel paesaggio slabbrato, sedotta dal monotono splendore, adesso sorrido a nuove albe. Conservo solo per un attimo la voce più dura che intima, alla menzogna, l’ordine di dire la verità. Poi guardo le stelle di vetro che scintillano nella polvere di una stanza mal ripulita. Siamo ubriachi vivi e nel velluto verde dei miei occhi, fiammeggiamo le 25 primavere del nostro gioioso falò. Non oso toccarti, semplicemente guardo il soffio del tuo corpo che danza davanti alla mia bocca.

Ricordati come rotolano i ciottoli felici col mare. Non dimenticare le sorgenti  emerse da fiumi di nebbia e lo scenario desolato sul quale si erge, solare, la piramide di pietra. Lascia danzare le parole in capo, senza fermarti mai. C’è solamente una fertile terra fra le pieghe dei nostri specchi, in questo quartiere lunatico. E non è con la testa che sentiamo battere il cuore.

gennaio 21st, 2010

Tanto per cominciare, c’è che non mi sento più un rottame. Ho smesso di sparare note rabbiose verso il soffitto. Basta perdere tempo, preferisco eseguire versioni appassionate di canti con contorno di fuoco e zolfo. Il mondo moderno,  con le sue folli complicazioni, m’interessa poco. Sì, perché è  facile, troppo facile diventare vittime delle proprie strane fantasie. Se vuoi correre questo rischio, bellezza, vai pure avanti. Io non ti seguo. Preferisco separare i  singoli componenti di un’unica tinta per trovarne il senso. La legge è una bella cosa, ma non sei tu; non puoi parlare per i morti, ci siamo capiti? Si, lo so cosa stai pensando, che le proteste sono difficili da scrivere senza dar loro un tono che sa troppo di predica. Bé, smetti di protestare allora, così non verranno più fuori discorsi ad una sola dimensione. Semplice no?

Comunque, Canvaz va via. Si è stancato di scrivere, adesso vuole vivere. Vuole vivere come vive una canzone e vuole vedere tutte le sue facce per poterla suonare. E’ stufo di chi rende impossibile una vita decente a persone libere dentro; è stufo di dover ancora ripetere che il valore delle cose non si misura da quello che costano ma da quello che ci costano per averle, e che se qualcosa non ti appartiene più, non è scritto da nessuna parte che tu debba necessariamente averla indietro, calpestando la volontà altrui.  E’ stufo persino di dover sempre ripetere che la creatività è frutto di osservazione, di esperienza e non la risposta improvvisata e conseguente ad una fuga. La creatività è invenzione, ma non s’improvvisa: matura col tempo, cresce dentro di te.

Qualunque cosa sia la controcultura,comunque, io ne ho abbastanza.  Anche perché ho conosciuto ben altro e l’unica cosa di cui sono capace è stare lì, sotto il sole, a fissare la folla, sognando ad occhi aperti e soffrendo di deficit d’attenzione. Forse ho perso la testa. Ma è bello così.

Concludo così: se non hai ancora capito cos’è successo, Johnny  ti direbbe: “Mr. Garfield’s been shot down, laid down. Nothing you can do”. Ecco cosa c’è nell’aria. E’ semplice e riducibile ad una formula: siamo farfalle gialle su strade nere di catrame. Non c’è spazio per altro. Neanche per te.

Ciao,

Grazie per l’attenzione,

Spento del Tutto

dicembre 14th, 2009

Fench’iu. Amico. Potevi dirmelo che il cielo, dopo aver scricchiolato, ci avrebbe fatti rotolare come due palle fumanti, ognuno verso la sua stella fulgente! Non posso più tornare indietro adesso. E’ come masturbarsi per la prima volta, come aprire una bottiglia appena agitata e vedere la schiuma zampillare fuori a fiotti. Pressione ed emozione, nient’altro! Truman ha pure ululato l’approvazione di questa storia. Dice che il mio ego sia come una mongolfiera colorata, una testa più leggera del corpo che tira verso l’alto.  Mamma, invece, rompe. Per lei sono solo il risultato del lassismo moderno, del troppo tempo libero e degli sprechi di questo secolo. Mi ha definito un eccesso di energia. Io so solo che è  la storia d’amore più terrificante della mia vita.  Lo so, lo si sa solo per sé.

L. è un incanto. Ha sempre quelle parole perfette che le salgono alle labbra, sconnesse quanto basta per rivelare le forme sotto la pelle che le ricopre. Però le donne sono sempre le donne, lo sai. Mi ha detto di non saper bene che cosa stia vivendo. Non sa se ha paura, di nuovo, e se stavolta sia più forte delle altre,oppure se sia solo espressione di un’attesa che non sapeva neanche di vivere. Secondo me, l’amore si può vivere anche così, in un modo spaventoso. E ciò che fa godere è la genialità, la testa, senza la quale il corpo non sa nulla.

Più tardi raggiungo quella gente danneggiata psicologicamente. Si, proprio quelli che continuano a non sapere che i soldi stanno diventando pezzi di carta e che continuano ad uccidersi per la carta. Ho chiesto loro di darmi la loro rabbia perché è più pulita dell’ossigeno. Ma loro insultano. Io incasso e rilancio. Questa gente,però, ha trovato alcuni binari importanti e non resta che avvicinare l’orecchio alle rotaie e stare in ascolto del loro treno. E’ gente che conosce bene la propria geografia religiosa, ammettiamolo!  Fanculo al successo, ritroviamo la strada.  L’ho urlato anche a quel vecchio che si diletta della mia generazione. Qualcuno l’ha pure detto:  rispetta il bisogno e l’emozione di chi non ha più nulla, di chi non spera e non spara, ma rifila con un coltello la sua bara.

Un tempo, per fare una rivoluzione ci volevano i carri armati. Oggi basta quasi una sigaretta. Non è già l’inizio di qualcosa di grande e terrificante che accade? Eh,vecchio? Se hai tanto da ridere, vai a chiamare i tuoi amici e fammi uno sciopero generazionale. Io,intanto, smetto di fumare.

Grazie per l’attenzione.  Il tuo  addetto alle luci,

Canvaz

dicembre 5th, 2009

Mondo di merda, 22 Febbraio 1989

Sono sempre io. Stamattina mi sono svegliato con la fissa della libertà. La testa,però, sembrava l’interno di una prugna secca. Dovrei smetterla di bucarmi. Ma non è semplice. Anche se Truman pensa che non sarà peggio che occupare  quella vecchia fabbrica e conversare con le ombre degli autoesclusi. Fratello, sveglia! Smettila di dire che possiamo frantumare l’aria come uno specchio. Potrebbe anche avere un senso un’organizzazione di estrema sinistra di monaci tibetani che non fumano, non bevono e si vestono modestamente. Ma solo se possiamo servire  il proletariato. Io,però, non voglio stare alla mercé di guide deturpate. Non m’interessa essere volgarmente importante. E non voglio neanche star lì a sentire versi deludenti di chi sogna di portarsi dietro un tozzo di vento ed alberi presi dal prato. Qui non c’è nulla da rubare, c’è solo da guadagnare. Truman,però, vuole sempre una parola migliore per il mondo. Dice che non si può uccidere qualcosa che vive e sperare che nessuno ci faccia caso. La storia è viva, respira. Ed io potrei pure piantarla con ’ste balle.

Senti, ieri l’ho vista. Era completamente fatta e ha cominciato a dondolare su di me, improvvisando una danza lenta che prendeva sempre più ritmo. Come una tela che si colora di rosso fino ad inzupparsi completamente. Poi ha gridato e non è bastata la mia mano sulla sua bocca per non far passare le urla.  Mi sono sentito come su una nuvola. Piena di carne. Poi è esploso tutto. E la pioggia è scesa da un cielo nero di nubi.

Ricordati che Chicago, New York e Detroit stanno tutti sulla stessa via. Ci vediamo bello!

Prematuri saluti,

Canvaz

novembre 23rd, 2009

Mondo di merda, 15 Gennaio 1989

Ciao, diario del cazzo. Come va con la tua nuova religione? Ti senti un po’ diverso?

Io sto una merda. Mi sono svegliato vomitando un brivido tra i fiori di mamma. Poi son caduto a terra. Succede sempre quando inondo la bocca con un po’ di pace.  La creatrice, intanto, riempie contenitori da frigorifero abbandonato con le sue lacrime. E qualcuno le spiega che le pillole che vorrebbe darmi lei, non fanno effetto. Lei non capisce. Cazzo, René, come faccio a spiegarle che non posso farmi le sue idee perché ce le hanno tutti? Io voglio essere stuprato dalle idee di L. e dai suoi capezzoli atomici.  A che serve, allora, raccontare qualcosa a chiunque, se tutti poi hanno un alibi? Lei pensa di potermi tirare fuori da questo mondo. Ha troppa autostima. E l’autostima, lo sappiamo, è una cazzata perché  da’ alla gente senza palle un senso di virilità.

Questa terra è la mia terra, è la tua terra. Ma tanto, chi gestisce il mondo non ascolta mai musica.

Saluti tormentati,

il tuo macellaio

Canvaz

*storie vere di un antiautoritario  ”diversamente giovane”! ;)

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